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La Fiaba vincitrice del Concorso

Da Radiopotter Wiki.

Autore: Illyana
Casa: Tassorosso
Contest: Le fiabe di Beda il Bardo

LA FIABA PERDUTA DI BEDA IL BARDO

Tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, viveva un ragazzino molto triste.
La fonte di tanta tristezza era dovuta alla consapevolezza di essere diverso dagli altri, infatti il ragazzino triste, era l’unico in tutto il suo villaggio a non aver mai mostrato il benché minimo talento magico. I suoi genitori erano molto addolorati da questa mancanza e, anche se cercavano di non darlo a vedere, erano piuttosto imbarazzati dalla condizione del loro unico figlio.
Sin da bambino, il ragazzino triste, non era mai stato al centro dei bizzarri avvenimenti che accadono solitamente nei pressi dei fanciulli provenienti da famiglie di maghi e streghe. Il suo babbo e la sua mamma, all’inizio avevano cercato di non dare troppo peso alla cosa e dicevano spesso: “I grandi maghi si mostrano in età avanzata.”
Quando tutti i bambini, ad esclusione del ragazzino triste, avevano cominciato a cavalcare delle piccole scope volanti, nel villaggio si era sparsa la voce che il fanciullo fosse un Mago-No. Tali dicerie avevano fatto infuriare la madre del ragazzino che si era messa a scagliare di nascosto fatture pruriginose ai vicini maldicenti; il dolore della donna avrebbe fatto impietosire un troll, ma non i maghi e le streghe di quel paesello.
Quando i coetanei del ragazzino triste, avevano raggiunto l’età per maneggiare una bacchetta magica, il babbo del giovane aveva deciso di farlo visitare da un famoso Medi-mago. Il luminare aveva tartassato il ragazzino triste di domande, lo aveva misurato come un cavallo ad una fiera di paese e gli aveva fatto ogni tipo di test psicologico. Nonostante i faticosi giorni di indagini, il Medi-mago non era riuscito a raggiungere alcuna conclusione.

Quando il sapiente se ne andò con una misera alzata di spalle, i genitori del ragazzino triste si rassegnarono e smisero di ripetere: “I grandi maghi si mostrano in età avanzata.”

Un giorno di primavera, il primo a dar segni dell’imminente arrivo dell’estate, il ragazzino triste uscì dal villaggio senza farsi notare; quello stesso pomeriggio si sarebbe tenuta una partita di Quidditch tra la squadra locale e quella di un altro paese di maghi della stessa regione. Per il
ragazzino triste, vedere i suoi compagni d’infanzia cavalcare delle scope saettanti, era un vero supplizio, così decise che sarebbe stato più opportuno tenersi alla larga dalla fiumana di maghi e streghe che sarebbero arrivati al suo villaggio natale. Così si mise a vagare senza meta per i boschi che costeggiavano il suo paese e tra sé e sé ripeteva: “Ah, se solo fossi un mago! La mia vita sarebbe perfetta e non sarei sempre così triste!”
Mentre camminava con passo strascicato, udì un rumore provenire dal fitto della foresta: sembrava una specie di belato sofferente e senza pensarci troppo, il ragazzino triste si lanciò di corsa in direzione del lamento, incurante dei rovi che gli falciavano le gambe. Percorsi un centinaio di metri, davanti a lui si parò una scena inaspettata: un giovane unicorno argenteo era rimasto impigliato nell’intrico di spine attraverso le quali il giovane si era fatto strada.
“Ah, se solo fossi un mago! Potrei liberare quella povera creatura con un solo tocco di bacchetta magica!” disse ad alta voce il ragazzino triste mentre cercava di avvicinarsi all’unicorno sofferente.
Dopo una buona mezzora, la creatura magica era finalmente libera e l’umano aveva tutte le mani martoriate dai rovi aguzzi. L’unicorno sfregò il soffice muso argenteo contro la guancia del ragazzino, che non poté fare a meno di sorridere: “Sei ancora un puledro imprudente, la prossima volta stai attento!”
Il destriero si allontanò di corsa e sparì nel fitto del bosco.
Il sole era alto nel cielo ed il fanciullo si accorse di aver fame, visto che poco distante scorreva un fiume molto pescoso decise che avrebbe fatto uno spuntino a base di pesce.
Arrivato sulle rive del torrente, il ragazzino triste si accorse di non aver a disposizione nulla per catturare la più misera delle trote e disse: “Ah, se solo fossi un mago! Potrei pescare decine di pesci con un solo tocco di bacchetta magica!”
Mentre pensava a come catturare un pesce, al ragazzino parve di udire una richiesta d’aiuto, e senza pensarci, si diresse verso la fonte di quel fracasso.
Arrivato nei pressi di una diga di castori sentì chiaramente qualcuno che imprecava.
“Stramaledizione! Sono incastrato! Questa accidenti di diga è un vero schifo!” disse una specie di furetto obeso.
Il ragazzino triste, anche se non era dotato di poteri magici, era comunque cresciuto in una famiglia di maghi, così non si stupì nell’udire l’animaletto esprimersi in modo volgare.
La stramba creatura infatti, non era un furetto grassoccio, ma uno javery ossia un animale magico parlante.
“Ah, se solo fossi un mago! Potrei liberare quella povera creatura con un solo tocco di bacchetta magica!” disse ad alta voce il ragazzino triste mentre cercava di farsi strada verso l’animaletto che si dimenava.
“Ma che bacchetta e bacchetta!” disse lo javery “Usa quelle dannate mani e liberami!”
Il ragazzino triste abbozzò un sorriso, stupito dalla faccia tosta di quel furetto farlocco.
“Se resti fermo un secondo posso liberarti!” commentò il giovane, entrando in acqua.
Dopo una buona mezzora, la creatura magica era finalmente libera e l’umano aveva tutte le mani martoriate da graffi e schegge.
“La prossima volta fai attenzione!” sgridò l’animaletto. “Ora è meglio che vada, ho veramente molta fame e la strada per tornare al mio villaggio è lunga.”
“Aspetta, moccioso!” disse lo javery. “Anche se sei stato piuttosto imbranato, devo comunque sdebitarmi con te!”
“Non ha importanza…” cercò di dire il ragazzino triste.
“Certo che ne ha! Uno javery ripaga sempre i suoi debiti! Ti farò un dono speciale: a nord di qui, si stende una brughiera nebbiosa… Nella brughiera nebbiosa vive una creatura che mi deve un favore, va da lei e dille che ti ho mandato io! Ti concederà di esprimere un desiderio.” spiegò l’animaletto grasso prima di sparire agilmente nel fitto del bosco.
Il ragazzino triste era indeciso, da un lato desiderava che un suo sogno si realizzasse, ma dall’altro era atterrito dall’idea di dover affrontare la nebbia della brughiera, poi prese una decisione e cominciò a camminare di buona lena verso Nord.
Appena addentratosi nella brughiera, il giovane sentì venir meno il coraggio che lo aveva pervaso fino ad un momento prima: la nebbia era così spessa che la si sarebbe potuta tagliare con un coltello.
Quando stava per voltarsi indietro, sentì il pianto straziante di una donna disperata.
Il ragazzino triste non aveva mai provato un dolore così struggente, come se tutta la tristezza del mondo vivesse nella voce di quella donna. Il fanciullo, che nonostante i torti subiti, possedeva un cuore d’oro, decise di andare a vedere se poteva rendersi utile.
Cammina, cammina, il ragazzino triste raggiunse una radura ove la nebbia era leggermente meno fitta; al centro dello spiazzo si trovava una donna inginocchiata che si copriva il viso con le mani.
Il giovane fece qualche passo in direzione della signora piangente, vide che i suoi capelli erano verdi ma continuò ad avvicinarsi. Dopo qualche passo ancora, il giovane notò che la pelle della donna aveva una sfumatura verdina e che il suono della sua voce sembrava creato dal grido di mille voci.
“Signora, mi scusi, posso esserle utile?” domandò il ragazzino triste in modo pacato.
La donna smise di piangere e sollevò il viso verso il giovane, egli dimostrò molto coraggio e nemmeno sobbalzò: raramente un umano aveva avuto modo di guardare in faccia una banshee.
“Aiutarmi?” chiese lo Spirito della Brughiera. “Perché vorresti aiutarmi?”
“Vede signora, l’ho sentita piangere e il mio cuore si è spezzato dalla pena…” rispose sincero il giovane.
“Perché sei qui?” domandò la banshee.
“Mi hanno condotto qui le parole di uno javery, mi ha detto che in questa brughiera vive una creatura che gli deve un favore e che lo avrebbe concesso a me. Poi vi ho sentita piangere e il resto lo sapete.” spiegò il ragazzino, sapendo di non poter mentire di fronte ad una creatura magica di così grande potere.
“Io sono colei che realizzerà il tuo desiderio, lo javery che ti ha parlato, mi ha salvato la vita cent’anni fa. Visto che tu sei stato così premuroso con me, ho deciso che prima di esaudire il tuo desiderio, ascolterò la tua domanda.” disse la donna alzandosi in piedi.
Il ragazzino triste era un po’ confuso dalle parole della banshee, ma decise comunque di pronunciare il suo desiderio: “Vorrei tanto diventare un mago ed essere felice.”
“Tu hai espresso due desideri…” osservò lo Spirito della Brughiera. “Sappi che se farò di te un mago, non sarai felice. Se farò di te una persona felice, non sarai un mago. Ora, scegli.”
Il ragazzino triste ristette, aveva sempre desiderato essere un mago come tutti gli altri! Cosa significavano le parole della donna? Lui era sicuro che se fosse diventato un mago sarebbe stato davvero felice, eppure…
Dopo molto tempo il ragazzino prese una decisione.
“Signora, la prego. Mi renda felice!” disse infine il giovane.
La banshee sorrise con dolcezza, si avvicinò al ragazzo e gli diede un bacio sulla fronte.
“Torna a casa e vai a dormire, domattina troverai sotto al tuo letto un oggetto. Usalo e la tua vita prenderà una nuova svolta.” disse lo Spirito della Brughiera. “Il mio amico ti ricondurrà a casa, buona fortuna!”

Voltandosi, il ragazzino vide l’unicorno argentato che aveva liberato dai rovi.
Il destriero gli fece segno di salire sulla sua groppa, il giovane montò in arcione e l’unicorno partì al galoppo prima che il ragazzo potesse salutare la banshee.
Quando arrivò in paese, in groppa all’unicorno d’argento, tutti i suoi compaesani rimasero senza fiato. Il ragazzino salutò il suo nuovo amico ed entrò in casa sorridendo a tutti.
La fame gli era passata e andò subito a letto.
Al piano di sotto i genitori del ragazzo triste discussero animatamente tutta la notte.
“Com’è possibile che un unicorno gli abbia permesso di cavalcarlo?” domandava la madre.
“Hai visto che sorriso? Cosa gli sarà successo?” chiedeva il padre.
Il giorno seguente il ragazzino saltò fuori dal letto con entusiasmo, sotto al suo giaciglio trovò due oggetti: una penna d’oca e un grosso libro.
Sulla copertina dello spesso tomo, campeggiavano delle lettere a caratteri eleganti che dicevano: “LE FIABE DI BEDA IL BARDO”
Beda sorrise felice, finalmente aveva capito quello che gli aveva detto la banshee; essere un mago non sarebbe stata la sua strada, del resto l’aveva sempre saputo.
Ora che finalmente sapeva chi fosse, un grosso peso gli era scivolato via dal cuore.
Senza perdere altro tempo cominciò a scrivere:
“Tanto tempo fa, in un paese lontano lontano, viveva un ragazzino molto triste. La fonte di tanta tristezza era dovuta alla consapevolezza di essere diverso dagli altri, infatti il ragazzino triste, era l’unico in tutto il suo villaggio a non aver mai mostrato il benché minimo talento magico...”