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J.K. Rowling

Da Radiopotter Wiki.

Joanne Rowling, nata a Bristol il 31 Luglio del 1965.


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Tutto comincia su un treno diretto a Arbroah da King’s Cross nel lontano 1963 quando Peter Rowling incontra la sua futura moglie Anne. Entrambi avevano 18 anni, Peter si recava nella Royal Navy per arruolarsi, mentre Anne entrava nelle WREN, che erano donne ausiliarie della marina militare.
Anne affermò, durante il viaggio, di avere freddo e Peter le offrì metà del suo cappotto. Le loro diversità segnarono la loro unione. In seguito lasciarono la marina. Peter lavorò in industria, mentre Anne faceva il tecnico di laboratorio.
Entrambi amavano molto la lettura e le attività intellettuali.
Poco dopo il loro matrimonio, la coppia si trasferì nel villaggio di Chipping Sodburry e il 31 Luglio del 1965 nacque la loro primogenita  Joanne. Una bambina rotondetta. La stessa Joanne si descrive come “un grosso pallone da spiaggia rosa, con indosso cappellini di vari colori”.
In un’intervista pubblicata su internet afferma: «Credo che sia piuttosto appropriato, per una che colleziona nomi buffi, essere nata in un posto chiamato Chipping Sodburry».
Quasi due anni dopo, nacque il quarto componente della famiglia Rowling: la sorellina Dianne. «Il giorno della sua nascita è il mio primo ricordo databile» dichiara scherzosamente Joanne sul suo sito ufficiale.
La scrittrice afferma che lei e sua sorella venivano spesso bilanciate dai genitori rispettivamente come, la prima ‘quella intelligente’ e la seconda ‘quella bella’. Per questo Jo e Di litigavano spesso “come un paio di gatti selvatici chiusi nella stessa gabbietta”. Come ricordi di questi litigi Di ha una piccola cicatrice su un sopraciglio, quando da bambina Joanne le tirò una batteria colpendola al viso «Non mi aspettavo di colpirla, credevo che l’avrebbe schivata! Non avevo mai visto mia madre tanto arrabbiata».
Joanne afferma che, un altro dei suoi ricordi più marcati dell’infanzia, rappresenta il momento in cui i suoi genitori si dedicavano a leggerle dei libri, considerando il fatto che entrambi ne erano appassionati. Il loro panorama era molto vasto e andava dalle favole e dai libri fantastici ai classici.
«Il ricordo più vivo che ho dell’infanzia è mio padre seduto in poltrona che mi legge Il vento tra i salici» dice al Daily Telegraph di Londra.
Quando sua sorella Di raggiunse l’età di tre anni, Joanne la ritenne abbastanza grande per intrattenerla raccontandole delle storie. Molto spesso le storie avevano come protagonista un coniglio, perché «desideravamo tanto un coniglio» ricorda Joanne. La storia che Di preferiva era quella in cui lei stessa cadeva nella tana del coniglio, poiché la sorellina richiedeva spesso il racconto di questa storia, che di volta in volta mutava in particolari, all’età di sei anni, Joanne afferrò carta e penna e decise di scriverne una versione definitiva.
«Scrissi storie sui conigli per un paio di anni. Decisamente ero fissata.» afferma l’autrice al riguardo.
Un altro personaggio che appariva spesso nei racconti infantili di Joanne era una grossa ape di nome Miss Ape. «Fin dai tempi di Coniglio e Miss Ape sapevo che era quello il mio destino. Non esagero, lo volevo con tutte le mie forze. Ma non lo dicevo quasi a nessuno. Non ne parlavo mai, perché mi vergognavo» dice allo School Library Journal.
Anche se Joanne preferiva la lettura, tra i suoi libri preferiti ci sono Il cavallino bianco di Elizabeth Goudge, Manxmouse di Paul Gallico e la saga di Narnia di C.S. Lewis, questo non le impediva di stringere amicizia con i bambini del vicinato che la ricordano come una bambina estroversa e molto spesso dai caratteri forti, tanto da definirla ‘maschiaccio’.
Dopo che Joanne decise di cominciare a mettere per iscritto i suoi racconti, i suoi genitori convennero che era giunto il momento di trasferirsi in una casa più grande e si spostarono a Yate, nei pressi di Bristol, ma quasi ad un anno di distanza la famiglia decise di spostarsi ancora a Winterbourne, sempre nei dintorni di Bristol.
In questa città c’erano molti bambini coetanei delle due sorelline, con cui giocavano spesso. Due bambini in particolare segnarono l’infanzia di Joanne, Ian e Vikki. Ian aveva un “chopper” una bicicletta molto in voga negli anni ’70. Una volta il bambino tirò una pietra a Di, per cui Jo lo picchiò forte sulla testa con una spada di plastica «solo io avevo il diritto di tirare oggetti a Di!» afferma scherzosamente. Tuttavia, la stessa Joanne li ricorda come i suoi migliori amici dell’epoca, affermando che una delle motivazioni per cui era loro molto legata era il loro nome. «Si chiamavano Potter» dice «Quel nome mi è sempre piaciuto».
A quasi dieci anni, Joanne dovette sopportare un altro trasferimento che questa volta toccò la città di Tutshill, vicino Chepstow, nella Foresta di Dean.
La nuova sistemazione piaceva molto a Joanne, ma aveva un unico difetto: la nuova scuola elementare.
«Era un posto molto piccolo e all’antica, i banchi avevano ancora i calamai incorporati» ricorda Joanne.
La sua insegnante, la signora Morgan, la terrorizzava. Anche perché divideva la classe in due file distinte: quella dei bambini intelligenti e quella dei bambini stupidi.
Molto presto Joanne finì nella fila degli stupidi e trascorse l’intero anno dedicandosi a far cambiare opinione di se alla signora Morgan. Quando ci riuscì però, la sua insegnante la fece passare nella fila dei bambini intelligenti scambiando il posto con la sua migliore amica.
«Non credo che fossi una secchiona. La mia ossessione per i bei voti nascondeva un’enorme insicurezza. Credo sia normale per le ragazze bruttine sentirsi così» dichiara Joanne.
Quel periodo coincise con la morte di nonna Kathleen, che fu il nome che la scrittrice utilizzò in seguito quando aveva bisogno di un’altra iniziale.
Uscì dagli anni di scuola elementare e media (che frequentò alla Wyedean School) con i migliori voti e le migliori prospettive per il suo futuro.
In quegli anni non aveva mai smesso di scrivere, anche se ben pochi potevano vantare il privilegio, oltre a Di, di poter leggere i suoi manoscritti.
A undici anni Jo conobbe Sean Harris durante la scuola media. Il giovane, in seguito, sarebbe diventato il proprietario della famosa Ford Anglia «Quella macchina bianca e turchese per me significò libertà. Sfrecciare via nel buio con la macchina di Sean è tra i più bei ricordi della mia adolescenza». Sean fu la prima persona a cui Jo parlò delle sue ambizioni letterarie e tutt’ora, durante le interviste, lo descrive come il personaggio di Ron.
Fu in questo periodo , oltretutto, che fu diagnosticato ad Anne, la mamma di Joanne, una terribile malattia incurabile: la sclerosi multipla.
A diciotto anni, Joanne, aveva accumulato una grossa scorta di raccoglitori piene di storie brevi scritte dalla sua penna, ma abbandonate. Come ogni adolescente aveva le idee chiare sulla sua vita, ma poco coraggio per metterle in pratica.
Spinta dai genitori Jo, s’iscrisse all’università di Exeter per studiare francese, grazie al quale prese parte anche ad uno stage di un anno in Francia.
In quegli anni ebbe anche una breve storia d’amore, ma che ben presto terminò parallelamente alla sua laurea a Exeter.
Dopo la laurea Joanne si affacciò nel mondo del lavoro, ma le prospettive che le si paravano dinanzi non erano le più allettanti. Molto spesso finiva per fare la segretaria poco retribuita e il lavoro le sembrava piatto e noioso.
«Qualsiasi lavoro avessi, ero sempre li a scrivere come una matta. La sola cosa che mi piaceva degli uffici era poter scrivere storie sul computer mentre nessuno guardava. Non prestavo mai molta attenzione alle riunioni, perché di solito buttavo giù brani delle mie ultime storie ai margini del notes, o inventavo nomi peri i miei personaggi. Il problema era che avrei dovuto stendere il verbale della riunione» racconta la stessa Joanne.
Cambiò molto spesso lavoro e fu licenziata un paio di volte, ma generalmente si dimetteva di sua spontanea volontà, stanca di fare lavori che non apprezzava.
Trovò nuovamente lavoro come segretaria alla Camera di Commercio di Manchester. Durante la pausa pranzo si rifugiava in un pub o un bar nelle vicinanze per scrivere brani delle sue storie, che puntualmente venivano terminate e riposte in uno dei suoi raccoglitori.
Il tragitto in treno del tratto Manchester – Londra, dove abitava, Joanne lo definisce come “il suo momento personale”. Spesso durante il viaggio leggeva un libro o scriveva dettagli per le sue storie.
Un giorno, mentre tornava a casa dopo una lunga giornata di lavoro, il treno si fermò improvvisamente annunciando che un guasto meccanico avrebbe causato un ritardo di quattro ore. Joanne era troppo stanca per leggere o per scrivere, così si dedico a fissare distrattamente delle mucche fuori dal finestrino.
«Ero lì, seduta in treno e guardavo le mucche fuori dal finestrino» racconta la scrittrice allo School Library Journal «Non era il soggetto più suggestivo, eppure, tutto d’un tratto, l’ispirazione per Harry mi apparve dal nulla. Non saprei dirvi che cosa l’avesse scatenata o perché. Ma potevo vedere con chiarezza il concetto di Harry e della scuola di magia»
Euforica per quell’inaspettata ispirazione, all’arrivo a King’s Cross aveva già visualizzato mentalmente le basi per la prima storia di Harry Potter, sul quale lavorò incessantemente nei mesi successivi. Ma il bel periodo fu interrotto dalla morte prematura, a soli quarantacinque anni, di sua madre Anne, a cui era stata diagnosticata un anno prima la sclerosi multipla.
Per Joanne fu un duro colpo da sopportare. Ricadendo in uno stato d’interesse passivo per il mondo che la circondava perse il suo lavoro alla Camera di Commercio di Manchester.
Gli anni che vennero per Joanne furono davvero terribili.
Era combattuta se pensare seriamente alla sua vita o concentrarsi su Harry Potter.
Decise la prima opzione, senza però lasciar cadere Harry nel vuoto.
Nel Settembre del 1990, la scrittrice fece le valige, salutò la famiglia e partì per il Portogallo, dove l’attendeva un lavoro da insegnante di lingua inglese.
In Portogallo la nostalgia per la propria casa sparì molto presto. Insegnare le piaceva, anche perché le lasciava spazio per la stesura della sua storia.
«Lavoravo al pomeriggio e alla sera» dice «e così avevo la mattina a disposizione».
Joanne afferma che la parte più brutta della stesura di Harry Potter e la Pietra Filosofale era la descrizione dei sentimenti di Harry riguardo la perdita dei suoi genitori, in quanto le ricordava molto la prematura scomparsa di sua madre.
In Portogallo Joanne trovò l’amore, grazie ad un incontro casuale. Lui faceva il giornalista televisivo e il suo lavoro spesso lo teneva molto lontano da Jo. Ma questo non impedì alla coppia di sposarsi qualche mese dopo e anche se i primi due anni furono molto felici, ben presto Joanne sentiva che la lontananza di suo marito minava il loro matrimonio. Quando nel 1992, Jo scoprì d’essere incinta pregò che l’arrivo del pargoletto salvasse il suo matrimonio, ma poco dopo la nascita di Jessica, nel 1993, Joanne e suo marito divorziarono.
Demoralizzata e depressa Joanne tornò a Londra con una bambina tra le braccia, ma era ancora una volta senza lavoro. Sua sorella Di, la invitò ad avvicinarsi alla famiglia spostandosi ad Edimburgo, così Joanne riprese le valige e raggiunse sua sorella.
Ad Edimburgo non ebbe molta fortuna, ma l’amico d’infanzia Sean, le fece un prestito per permetterle di acquistare casa.
Ora aveva un tetto sulla testa, ma, ancora una volta era combattuta. Voleva continuare il romanzo di Harry Potter, ma doveva pensare anche alla piccola Jessica.
«Ero terrorizzata all’idea di non avere più alcuna giustificazione per scrivere» ha raccontato allo School Library Journal.
Edimburgo non prometteva nulla per Joanne, così decise di rifare i bagagli e tornare a Londra per cercare lavoro.
Un piovoso pomeriggio, mentre Joanne faceva visita a Di, cominciò d’impulso a raccontarle del maghetto di nome Harry, così come, molti anni prima, aveva raccontato alla sorella delle storie sui conigli e Miss Ape.
Di ne fu subito affascinata e volle leggere quello che sua sorella aveva già scritto.
«Forse se non avesse riso, avrei messo da parte tutta la storia» dice Joanne al Daily Telegraph «Ma Di, fortunatamente, rise».
Dopo quell’episodio Joanne decise di prendersi un anno di pausa per terminare il suo libro prima di rimettersi a caccia di lavoro. In quel periodo poteva permettersi a stento un monolocale per lei e per Jessica, ma quel luogo freddo e desolato non era il massimo per fantasticare sulle avventure di Harry Potter, così ogni giorno portava Jessica in giro per la città e quando si addormentava correva in un bar, prendeva un caffè e si accomodava ad tavolino isolato, per stendere pagine e pagine del suo romanzo.
La stessa Joanne ha ammesso d’essere incredula di quanto materiale riuscisse a produrre in quelle poche ore.
Una delle sue tappe preferite era il Nicholson Cafè. «Uno spettacolo davvero curioso. Con una mano faceva dondolare la carrozzina e con l’altra nel frattempo scriveva» racconta il proprietario del Cafè in un’intervista a People.
Quando, nel 1994, il romanzo fu terminato, Joanne cercò un agente che l’aiutasse a pubblicare il suo manoscritto e mentre cercava batteva la sua opera a macchina e la inviò a due agenti. Poi si dedicò alla ricerca di un lavoro e lo trovò impiegandosi come insegnante di francese alla Leth Academy di Edimburgo.
Durante il tempo libero cominciò a pianificare le nuove avventure del piccolo Harry.
«Non ho mai veramente pensato che fosse un libro per bambini. In realtà io scrivevo per me. Era quello che mi divertiva, quello che mi piaceva» dichiara la scrittrice al Newsweek.
Un giorno una lettera fece capolino nella cassetta postale. Veniva da uno degli agenti.
Joanne aprì la lettera con mani tremanti supponendo di ricevere un rifiuto, ma dentro la busta c’era scritto “Grazie. Saremo felici di rappresentare il suo manoscritto in esclusiva”.
«Fu la più bella lettera della mia vita. La rilessi otto volte» ricorda Joanne al Daily Telegraph.
«Quando mi cacciai in quest’avventura, il mio agente, Christopher Little, mi disse: “Non voglio che pensi che con la pubblicazione di questo manoscritto farai fortuna”. Allora io gli dissi: “Lo so che non guadagnerò molto. Lo so che non diventerò famosa”. Tutto quello che volevo era far pubblicare Harry» racconta allo School Library Journal.
Il signor Little s’impegno a mandare Harry Potter e la Pietra Filosofale ad alcuni degli editori inglesi, mentre Joanne continuava a lavorare come insegnante.
Nel 1996 la casa editrice Bloomsbury Press, accettò il libro alla modesta somma di duemila sterline.
«A me andava benissimo» ammise Joanne.
Nel giro di pochi mesi la notorietà e i passaparola sul libro fecero in modo che Joanne ricevesse una montagna di richieste da altre case editrici. Così si decise di mettere all’asta il manoscritto alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna.
Il libro fu acquistato da Arthur A. Levine.
Alle dieci della sera del giorno dell’asta il signor Little telefonò a casa di Joanne. «Mi disse che dovevo prepararmi, perché un certo signor Lavine della Scholastic Press avrebbe pagato una cifra a sei zeri per il mio libro e stava per telefonarmi. Per poco non mi venne un colpo» dichiarò Joanne.
Alle ore undici in punto il signor Lavine chiamò a casa di Joanne.
«La chiamai molto tardi» dice Lavine al New York Times «e facemmo una chiacchierata molto simpatica. Io le dissi “Niente paura” e lei rispose “Grazie, ma sono terrorizzata”».
«Quella notte non riuscivo a dormire» ammise Joanne alla rivista Salon «Da una parte ero felice, ma per lo più ero paralizzata dal terrore».   
E mentre Harry Potter e la Pietra Filosofale prendeva il volo e Joanne veniva assalita dai giornalisti, la scrittrice cominciò a dedicarsi ad alcune nuove avventure del piccolo maghetto con gli occhiali, avventure che in seguito si sarebbero intitolate Harry Potter e la Camera dei Segreti. Ma anche se adesso Joanne poteva permettersi un computer e la piccola Jessica frequentava l’asilo, si recava comunque all’ormai famoso Nicholson Cafè per scrivere.
«La scrittura e i bar sono fortemente legati al mio cervello. Scrivo ancora a mano. Mi piace farmi passare i fogli fra le dita» ha dichiarato in un’intervista.
Così, mentre nel 1998 Harry Potter e la Pietra Filosofale veniva pubblicato, Harry Potter e la Camera dei Segreti era già stato terminato.
Gli editori, affascinati dal grande successo, decisero di far firmare un contratto a Joanne nel quale essa s’impegnava nella stesura di altri cinque libri; uno all’anno. 
Per  Joanne era una grande offerta, ma dopo la firma fu assalita dal terribile dubbio: “Sarò in grado di scrivere il resto dei libri con lo stesso entusiasmo e la passione che ho adesso?”.
Così per evitare il ‘blocco dello scrittore’, l’autrice decise di mettere nero su bianco tutta la trama che avrebbe, in seguito, inserito nei cinque libri e mentre lo faceva si dedicò alla stesura del terzo libro Harry  Potter e il Prigioniero di Azkaban.
Nel 2000 fu pubblicato Harry Potter e il Calice di Fuoco, il quarto capitolo della saga. Con soli quattro libri Joanne Rowling raggiunse vertici altissimi nelle classifiche internazionali dei libri più venduti per ragazzi.
Ma com’era prevedibile, il successo portò inevitabilmente alle critiche da parte di alcuni fondamentalisti cristiani, che ritenevano e lo ritengono tutt’oggi, la saga Harrypotteriana nociva per la psiche dei giovani fan e che l’opera potrebbe spingere i ragazzi verso sette occulte o addirittura sataniche. Anche se a Joanne dispiacciono queste accuse, ha deciso d’ignorarle e non dargli troppo peso.
Nel 2001, Joanne pubblicò altri due libri, di cui 80% del ricavato fu devoluto in beneficenza all'associazione britannica Comic Relief, che aiuta i bambini poveri; ‘Il Quidditch attraverso i secoli’ e ‘Animali fantastici: dove trovarli’.
Nel 2003 fu pubblicato Harry Potter e l’Ordine della Fenice stabilendo un nuovo record d 1.000.000 di prenotazioni, ancor prima che il libro fosse pubblicato.
Il 16 Luglio 2005 fu pubblicato Harry Potter e il Principe Mezzosangue, in quell’occasione Joanne celebrò l’evento nel Castello di Edimburgo, in Scozia, leggendo il primo capitolo davanti ad una platea di 70 bambini. «Come ex insegnante è così liberatorio presentarsi davanti a dei bambini o a delle classi solo per intrattenerli, ed è fantastico scoprire che hanno letto i libri, sanno citare passi a memoria e conoscono i personaggi» ha dichiarato in un’intervista a Guardian.   
L’ultimo capitolo della saga, Harry Potter e i Doni della Morte, è stato pubblicato il 21 Luglio 2007 decretando che Harry Potter, non è stato solo un libro di passaggio, ma un vero e proprio fenomeno da considerarsi nella storia della letteratura moderna.
Dopo la pubblicazione di Harry Potter e i Doni della Morte, Joanne ha pubblicato anche un libro chiamato “Le Fiabe di Beda il Bardo”, cha viene citato nell’ultimo libro della saga. Il libro conta solo sette rarissime copie, una per ognuna delle persone a cui è dedicato Harry Potter e i Doni della Morte. Ovviamente una delle copie è stata messa all’asta e venduta per la sbalorditiva cifra di 1 milione e 950 mila Sterline inglesi.
Stephen King, parlando di Joanne Rowling, ha dichiarato: “La sua immaginazione dovrebbe essere assicurata presso i Lloyds di Londra per due o tre miliardi di dollari”.
Attualmente la scrittrice vive ad Edimburgo con la sua famiglia: il nuovo marito Neil Murray e i figli Jessica, David e Mackenzie.