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Il Prologo di Harry Potter

Da Radiopotter Wiki.

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La rapida motocicletta svoltò l'angolo così velocemente nell'oscurità che entrambi i poliziotti nell'auto che l'inseguiva urlarono, "Whoa!".
Il sergente Fisher piantò il piedone sul freno, pensando che il ragazzo sul sellino sarebbe sicuramente finito sotto le ruote della sua auto; ma la moto curvò senza sbalzare nessuno dei due ragazzi, e svanì più avanti nell'angusta strada secondaria con un occhiolino delle sue rosse luci posteriori.

«E ora li abbiamo presi!» urlò eccitato l'agente Anderson. «E' un vicolo cieco!».

Premendo con forza sullo sterzo Fisher graffiò via metà della vernice dalla fiancata dell'auto cercando di farla passare nel vicolo per l'inseguimento.

I fanali mostravano la loro preda, stazionaria almeno da un quarto d'ora. I due motociclisti erano intrappolati tra un muro di mattoni e la macchina della polizia, che ora strisciava verso di loro come un predatore ruggente dagli occhi luminosi.

C'era così poco spazio tra le porte della macchina e i muri del vicolo che Fisher e Anderson ebbero difficoltà ad uscire dal veicolo.
Essere costretti ad arrancare per uscire dalla macchina davanti ai lestofanti era un'offesa alla loro dignità. Fisher trascinò il suo ventre generoso contro il muro, strappando nel mentre diversi bottoni della camicia, fino a spazzare via lo specchietto laterale col di dietro.

«Scendete dalla moto!» gridò a squarciagola ai giovanotti dal sorriso compiaciuto, ancora seduti crogiolanti tra la luce blu lampeggiante, come se la gradissero.

Fecero come gli era stato detto e Fisher prese a fissarli con astio. Sembravano avere vent'anni o poco meno. Quello che stava guidando fino a poco prima aveva capelli neri e lunghi, e la sua bellezza insolente ricordava spiacevolmente a Fisher il ragazzo fannullone chitarrista che stava con sua figlia. Anche l'altro ragazzo aveva i capelli neri, ma i suoi erano corti e arruffati in ogni direzione. Portava gli occhiali ed esibiva un largo sorriso. Entrambi indossavano magliette col blasone di un grande uccello dorato; senza dubbio l'emblema di qualche assordante gruppo rock incapace.

«Senza casco!» strillò Fisher, guardando il capo scoperto dei ragazzi.
«Superando di molto il limite di velocità!» (In effetti, la velocità rilevata era ben più grande di quanto Fisher potesse accettare per una motocicletta).
«Resistenza all'arresto!».

«Ci sarebbe piaciuto fermarci per una chiacchierata,» disse il ragazzo con gli occhiali, «stavamo solo cercando di...»

«Non fare il furbo - voi due siete in un mucchio di guai!» ringhiò Anderson. «Fuori i nomi!»

«Nomi?» ripeté il pilota, il ragazzo dai capelli lunghi. «Eh... Vediamo. Wilberforce... Bathsheba... Elvendork...»

«E il bello di questo è che puoi usarlo per un ragazzo o una ragazza,» disse l'occhialuto.

«Oh, intendevi i vostri nomi?» chiese il primo, vedendo Anderson farfugliare adirato. «Avresti dovuto specificarlo! Lui è James Potter e io sono Sirius Black!»

«Black, eh? Fra un momento ve la vedrete nera, piccoli sfacciati-»

Ma né James né Sirius gli davano attenzione. Improvvisamente si misero all'erta come cani da caccia, fissando un punto oltre Fisher e Anderson, oltre il tettuccio della macchina della polizia verso la bocca oscura della strada. Quindi, con lo stesso fluido movimento, raggiunsero la tasca posteriore.

Per un istante entrambi i poliziotti immaginarono delle pistole luccicare verso di loro, ma un secondo dopo videro che i motociclisti non avevano estratto altro che...

«Bacchette da batteristi?» li schernì Anderson. «Siete proprio dei simpaticoni, eh? Bene, siete in arresto con l'accusa di...»

Ma Anderson non ebbe modo di enunciare l'accusa. James e Sirius avevano urlato qualcosa di incomprensibile, e le luci dei fanali si erano spente.

I poliziotti si guardarono intorno, poi barcollarono indietreggiando. Tre uomini stavano letteralmente volando lungo la via su manici di scopa, mentre l'automobile si impennò sulle ruote posteriori fino a levitare.

Le ginocchia di Fisher cedettero, finendo per crollare rovinosamente; Anderson inciampò sulle sue gambe e cadde su di lui, e nella confusione che seguì sentirono gli uomini sulle scope schiantarsi contro l'auto sospesa in aria e cadere al suolo, apparentemente privi di sensi, mentre frammenti di manici di scopa si disperdevano tutto intorno.

La motocicletta riprese vita con un rombo. Con la bocca spalancata, Fisher fece appello alla poca forza che gli rimaneva per voltarsi verso i due giovani.

«Grazie mille!» gridò Sirius, superando le pulsazioni del motore. «Vi dobbiamo un favore!».

«Sì, è stato bello conoscervi!» disse James. «E non dimenticate: Elvendork! E' unisex!».

Poi ci fu uno schianto tale da far tremare la terra, e Fisher ed Anderson si abbracciarono spaventati; la loro macchina si era abbattuta al suolo. Ora era arrivato anche per la motocicletta il momento di impennare. Di fronte agli occhi increduli dei poliziotti, decollò nell'aria leggera: James e Sirius si allontanarono nel cielo notturno, la loro scia luminosa scintillante dietro di loro come un rubino evanescente.