Francesco Vairano - Severus Piton

Roma, 6 maggio 2011

Siamo in pieno centro a Roma e ci stiamo recando a casa di Francesco Vairano, voce italiana di Severus Piton oltre che dialoghista e direttore del doppiaggio della nostra saga preferita.
Arriviamo puntualissimi in un pomeriggio terribilmente afoso. Emozionatissimi citofoniamo, il portone si apre, saliamo tre rampe di scale sulle quali troviamo libri e dvd accuratamente sistemati in appositi scaffali.
Francesco ci attende sulla porta e ci fa accomodare nella sua casa arredata con un gusto particolarmente sensibile. Sistemo il registratore sul divano dove siede “The Voice”, mentre i suoi gattoni vengono in cerca di coccole; gli diamo una FanArt creata appositamente per l’occasione, incorniciata e avvolta in un pacco regalo. Francesco la sistema su una mensola. Tutto è pronto, ci diamo del “tu” così come ci ha imposto telefonicamente (con una gentilezza a dir poco rara). Inizia una splendida chiacchierata più che un’intervista vera e propria:

RP: Francesco Vairano benvenuto su RadioPotter, sul quale poi ti invitiamo a spulciare e a dare un’occhiata!
FV: Va bene!

RP: Voce ufficiale, voce italiana di Severus Piton, uno dei personaggi chiave della saga, uno dei più amati e odiati allo stesso tempo …
FV: [sorride]

RP: … ma anche direttore del doppiaggio, dialoghista … come hai cominciato?
FV: Beh io vengo dal teatro, ho fatto teatro per parecchi anni e poi a un certo momento ho deciso che non mi andava più, e ho ricevuto per caso la proposta di doppiare una serie televisiva. Fino a quel momento avevo fatto pochi turni, in passato soprattutto … perché come per tutti i giovani (anch’io sono stato giovane!) era un modo per arrotondare eccetera ... ma una serie intera come protagonista, la serie I Mostri … dovevo doppiare un nonno vampiro! Alla fine ho accetto e ho incominciato e da lì si è sparsa un po’ la voce, questo signore che aveva la voce un po’ di gomma … tutti erano convinti che io avessi l’età del personaggio, che doveva essere intorno ai 75 o qualcosa del genere, io ne avevo 38! Quindi un poco alla volta poi ho cominciato a lavorare in maniera continuativa come attore. Poi mi hanno proposto di provare con la direzione, io non volevo … poi insomma hanno vinto la mia ritrosia, ho fatto una prova, non era orrenda e ho cominciato lì. A un certo punto, quasi subito, mi sono posto il problema che secondo me un direttore di doppiaggio dovrebbe avere un’infarinatura sui dialoghi, su come costruire i dialoghi, perché se devi mettere le mani in sala per qualcosa che non va almeno non passa una vita, insomma … puoi prendere delle decisioni. Così ho provato a scrivere qualche puntata di una cosa che stavo facendo, anonimamente per evitare gli insulti, e invece funzionavano … poi qualcuno è venuto a saperlo, ha proposto il mio nome a una società che cercava un adattatore ed è arrivata la prima richiesta di lavoro. Io credevo scherzassero perché doveva essere un segreto, quindi non capivo come mai … insomma da lì è partita un’attività: la vita! Da quella telefonata poi non mi sono più fermato come dialoghista e anche come direttore del doppiaggio.[/b]
RP: E infatti direzione del doppiaggio, doppiaggio e dialoghi sono quasi sullo stesso piano, hanno lo stesso peso …
[b]FV: Si, di solito mi chiedono di fare entrambe le cose. Qualche volta ho scritto dialoghi non per me, soprattutto in passato: il soldato Ryan, Forrest Gump e altri. Però ormai di solito scrivo i dialoghi per me.

RP: Ma nelle tre attività che corrono parallele hai un approccio diverso per concorrere a un prodotto finito unico o intendi tutto insieme in modo complementare?
FV: Beh ormai sono abbastanza complementari le cose perché il direttore di doppiaggio quando vede un film deve fare una distribuzione. Quindi vede il film e incomincia a pensare agli attori, quindi alle voci, alla psicologia dei personaggi, alla psicologia degli attori che vuole chiamare eccetera e quindi fa una distribuzione. Scrivendo i dialoghi io entro sempre di più nel vivo del film, vado a vedere tutte le pieghe, le parole le cerco con una accuratezza. Poi quando so quali sono gli attori, perché sono quelli che ho scelto io, scrivo anche in funzione loro. Quindi direi che per quanto mi riguarda sono senz’altro complementari.

RP: Ma c’è una componente che ti gratifica maggiormente o trai soddisfazione indifferentemente dalle tre?
FV: Per me ogni volta è una grande sorpresa ... all’inizio una grande paura, nonostante qualche anno ormai sia passato. Però ogni volta per me diventa una specie di sfida … Ce la farò? Non ce la farò? Ci riuscirò? Non ci riuscirò? Perché c’è una certa aspettativa sui risultati dei miei lavori, la gente si aspetta un buon prodotto, io ho paura di non essere all’altezza delle aspettative degli altri, ho paura di non essere all’altezza delle mie aspettative, sono il mio critico peggiore! Quindi all’inizio ho sempre paura, poi man mano quando vado in sala e mi accorgo che la cosa funziona, che gli attori lavorano bene, che si trovano bene con quello che ho scritto, che le indicazioni di direzione che do vengono recepite e sono applicabili comincio a sentirmi un attimo più sollevato. Quando poi finisco di fare tutto il lavoro, quindi arriviamo al controllo e al mix del film, ogni volta per me è una grande sorpresa e una grande soddisfazione se il prodotto è venuto bene. Lì mi sento molto appagato, ed è il motivo per cui continuo poi a farlo.

RP: In passato, a proposito di soddisfazione finale a lavoro quasi completo, hai parlato di fiorire degli attori, attori che scegli tu. Questo, per gli attori di piccola età e soprattutto in saghe come per esempio Harry Potter, è una scommessa non da poco. Come si arriva a scegliere? Così come per gli attori di piccola età che mutano nel fisico, ed è una scommessa che può andar bene o può andar male, anche per le loro voci e quindi gli attori che li doppiano è una bella scommessa.
FV: Certo. Ne parlavo proprio oggi perché stavamo affrontando il problema del prossimo nonché ultimo film su Harry Potter. Sono passati dieci anni e quindi questa è stata, per i personaggi “fissi”, una specie di grande famiglia. I ragazzini, quando all’epoca abbiamo incominciato, avevano più o meno l’età degli interpreti del film, forse erano leggermente più grandi … ma di poco, un anno o due. E quindi avevo scelto, abbiamo fatto i provini, hanno voluto sentire i provini … ovviamente ho pescato tra i ragazzi che già facevano doppiaggio e non da pochissimo, ho cercato di scegliere quelli più giusti -non voglio dire più bravi altrimenti gli altri si offendono- per i ruoli. In questi anni poi hanno proseguito indipendentemente da Harry Potter, hanno proseguito comunque la loro attività … il che dimostra che in fondo, tutto sommato, avevo scelto giusto. Uno dei tre no, adesso ha smesso perché aveva altre ambizioni: l’attore, il giovane che doppia Ron, praticamente non doppia più, attualmente è a Londra per lavoro e doppia solo e soltanto Ron, ma gli altri due vivono di questo mestiere.

RP: E al di là della scelta dei piccoli, in generale qual è l’idea iniziale che ti guida alla scelta di un doppiatore quando dirigi il doppiaggio? Costruisci tu per primo psicologicamente il personaggio e quindi scegli la voce?
FV: No, dunque … io vedo il film e molto spesso mi capita, vedendo il film, di avere delle sensazioni, mi vengono in mente subito dei nomi, altre volte devo pensarci più a lungo. Questo è dovuto al fatto che ormai nel nostro ambiente più o meno ci conosciamo tutti e quindi, avendo una certa frequentazione con gli attori, so benissimo la loro preparazione e anche la loro psicologia. A volte per esempio ho scelto per dei personaggi attori che sulla carta non sarebbero stati adatti a fare quel ruolo, e loro per primi si sono poi meravigliati di ritrovarsi davanti a un personaggio brillante quando di solito facevano cose drammatiche, ma io molto spesso faccio dipendere le mie distribuzioni dagli incontri … quando li sento parlare tra loro, sto molto attento non solo alla loro bravura eccetera, ma quando li vedo tra di loro che discutono, fanno, capto cose, o almeno credo di captare cose, che neanche loro individuano, per cui mi sento portato poi a fare delle scelte. Ho sempre fatto delle scelte un po’ coraggiose, al limite del rischio. Anzi in pieno rischio. Però grazie a Dio fino ad ora si sono sempre rivelate molto giuste perché dopo il primo istante di sbigottimento dell’attore o attrice, hanno tirato fuori delle cose che nemmeno loro sapevano di avere. Questa è una cosa che mi piace moltissimo perché non amo molto gli attori che vanno in un’unica direzione, cioè o sempre brillante o sempre drammatico. Secondo me un attore in quanto tale, se è bravo, deve poter fare l’uno e l’altro, deve poter avere più facce, più corde. Anche perché a forza di dire “Ti amo” in maniera tragica tutta la vita, quante intonazioni puoi ripescare? A un certo momento son finite e quindi vai sul repertorio. Io non amo molto che gli attori con cui lavoro peschino nel repertorio, è giustissimo che lo abbiano perché è un bacino dal quale attingere ma mi piace l’idea che ogni volta un personaggio è una cosa nuova e quindi va affrontato con un occhio diverso, va visto diversamente.

RP: A proposito di grandi e piccoli, visto che li abbiamo toccati entrambi, il doppiaggio italiano che notoriamente ha questa gran tradizione e storia secondo te in questo momento preciso che prospettive ha? Visto anche il coinvolgimento di attori di piccola età, soprattutto nelle saghe …
FV: Dunque … devo premettere una cosa: sono sempre stato fautore fin dall’inizio della possibilità per il pubblico italiano di vedere il film in due versioni: la versione doppiata e la versione sottotitolata in originale, perché ritengo che nel caso di grandi attori sarebbe interessante poter ascoltare dal vivo la voce … che ne so? di Robert De Niro o di Maryl Streep, che è una che lavora moltissimo sulla sua vocalità, ogni volta per un film cambia completamente. Detto questo, noi per i critici italiani siamo un male. Io continuo a dire “siamo un male necessario”, perché loro ci considerano come un tradimento della realtà artistica eccetera. Poi bisognerebbe cominciare un discorso che non finirebbe mai più, allora noi non dovremmo mai leggere un libro tradotto e dovremmo leggerlo solo in originale … io mi auguro che nel futuro un popolo intero riesca a leggere in un numero x di lingue contemporanee però, fin quando questo non c’è, c’è bisogno di leggere Shakespeare tradotto, c’è bisogno di leggere Tolstoj tradotto e c’è bisogno di vedere anche un film tradotto perché un film come Harry Potter non arriverebbe mai a infiltrarsi, oggi come oggi, nel territorio se non fosse tradotto. E siccome è un film nato per incassare, va tradotto, va doppiato. Detto questo, noi abbiamo una scuola di doppiaggio che è sicuramente una delle più importanti, anzi mi sbilancio … la più importante del mondo, perché abbiamo proprio una tradizione in questo senso dovuta anche a fatti politici. Io ascrivo il doppiaggio al tempo della guerra, quando non doveva circolare una sola parola straniera nel territorio italiano e per cui diventava Nuova York o San Francesco. Da lì abbiamo fatto dei passi e abbiamo avuto degli splendidi risultati anche perché nel doppiaggio ci sono stati, soprattutto nel periodo immediatamente dopo la guerra, fior di attori teatrali che doppiavano, da Paolo Stoppa a Rina Morelli a tantissimi di loro, quindi avevamo una bella tradizione e ce l’abbiamo tuttora. Il futuro … mi auguro che prosegua perché per i giovani che cominciano adesso diventa un attimo più difficile. Perché anche il doppiaggio –e qui si apre una nota dolente che se volete chiudiamo subito- risente non tantissimo –ma sta risentendo- della situazione economica generale. Per cui la richiesta è che un doppiaggio costi sempre meno eccetera. Questo cosa comporta? Comporta minor tempo a disposizione perché più turni fai e più costa; è chiaro che se hai meno tempo a disposizione hai anche meno tempo da dedicare ai nuovi, perché c’è bisogno di un periodo di rodaggio, di apprendistato, di entrare a fare piccole cose e poi man mano proseguire se hai talento, se non c’è questo diventa un attimo più difficile. Non so, mi sono sempre battuto –e infatti ho una fama terribile sull’argomento- per avere il tempo necessario per fare quello che ritengo un buon lavoro e questo mi lascia anche la possibilità di far entrare nei miei doppiaggi persone che non l’hanno mai fatto, che hanno poca dimestichezza, e do loro il tempo necessario per portare avanti il lavoro. Non lo so fino a che punto sarà possibile in seguito … probabilmente se finisce questa congiuntura economica –ma la vedo dura- le cose torneranno un po’ più normali. Non siamo ancora al lumicino, per carità, però diciamo che oggi come oggi è più gradito un direttore di doppiaggio che impiega meno tempo, mentre uno che ce ne impiega di più … se se ne può fare a meno è meglio.

RP: Oggi ci sono molte cosiddette “scuole di doppiaggio” che vengono su ma che ad avviso di molti tendono a illudere soprattutto i ragazzi di poter diventare bravi doppiatori pur non essendo attori …
FV: Mi dispiace, sarò sicuramente linciato dai vostri ascoltatori però sono nettamente contrario alle scuole di doppiaggio, in maniera categorica. Tant’è vero che quando mi hanno chiesto di partecipare a una scuola di doppiaggio come insegnante, mi sono rifiutato perché non mi ritenevo all’altezza ma soprattutto perché bisogna partire da un fatto: sgombriamo una volta per sempre l’equivoco che il doppiatore sia una cosa e l’attore ne sia un’altra. Il doppiaggio non è altro che uno dei tanti campi in cui l’attore può lavorare: fai la radio, fai la televisione, fai il cinema, fai teatro e fai anche doppiaggio, dove occorre un minimo di conoscenza tecnica, imparare a respirare come il personaggio, imparare a seguire le sue pause, il volto, le espressioni eccetera ma non puoi far questo se non sei un attore. Sono perseguitato da persone che mi chiedono “ho una bella voce, posso fare doppiaggio?”. Allora può anche capitare che c’è un personaggio uguale a te nella vita e io posso anche fartelo fare, ma questo non significa assolutamente che tu da lì costruirai una carriera, non si fa il chirurgo perché si hanno belle mani … bisogna studiare, bisogna laurearsi. Poi anche il concetto della bella voce è un po’ così … chi ce l’ha bella e chi ce l’ha interessante: io vado a caccia di voci interessanti, la bella voce fine a sé stessa non significa assolutamente niente. Quindi io sono contrario alle scuole di doppiaggio, dico sempre a quelli che mi chiedono come fare che preferisco che loro vengano a bussare e io magari li faccia assistere alla lavorazione -quando posso, dipende dai film- anziché mandarli a spendere dei soldi che nel 90 % dei casi -e sono buono- saranno buttati. Allora se vuoi fare un corso di doppiaggio così come un corso di giardinaggio, per perdere tempo, perché non sai cosa fare delle tue giornate o per socializzare, va benissimo, per carità! Ma se tu fai il corso di doppiaggio per farne un lavoro … allora un piccolo esame su te stesso lo devi fare. Incomincia ad andare a scuola di dizione e recitazione e una volta appreso tutto, se hai del talento -non è necessario che tu sia un primo attore perché di ruoli ce ne sono per tutti- cominci, vieni (in studo) … ma non si possono accettare “non ho mai recitato” o “parlo con l’accento dialettale” -che non è mica un’offesa, ci mancherebbe altro- Non puoi fare doppiaggio con l’accento veneto, con l’accento napoletano, con l’accento siciliano o romano a meno che non stia facendo un film di presa diretta italiana. Immaginatevi Harry Potter con l’accento romano, Piton – io sono napoletano- che parla con accento napoletano ... ! Quindi mi dispiace molto deludere, soprattutto i titolari delle scuole di doppiaggio che mi tireranno addosso delle pietre da cui non mi alzerò mai più, contrarissimo.

RP: Quindi non ridurre il tutto a tecnicismo …
FV: Si, perché poi questi ragazzi che studiano nelle scuole di doppiaggio giustamente -l’abbiamo fatto tutti a cominciare da me agli inizi, quindi lo capisco benissimo- vengono e ti chiedono di essere ascoltati. E io quando posso lo faccio sempre perché è mio interesse: più attori conosco, più voci nuove conosco, meglio è per il mio lavoro! Ma arrivano e hanno imparato la tecnica, sanno muto-non muto, cuffia-non cuffia, pause non pause eccetera però poi non c’è niente, non un’emozione, è tutto un fatto meccanico. Io non ho detto di non fare il doppiaggio, anzi … per carità, è un lavoro aleatorio come gli altri, se ti va bene bene altrimenti per tutta la vita rincorrerai il turno, ma questo come in tutti i lavoro: c’è l’archistar e l’architetto che non lo sarà mai. Non voglio dire che il nostro sia un lavoro a settore chiuso, corporativista e nessuno debba entrarci. Anzi! Quando io sono entrato nel mondo del doppiaggio –neanche entrato, quando ho cominciato ad annusare come giovane a Roma che cercava di fare un po’ di tante cose per pagare l’affitto e tutto il resto- non entravi, il doppiaggio era in mano a tre cooperative: dovevi essere figlio di, parente di, amico di qualcuno di … altrimenti non entravi! I primi turni di doppiaggio che ho fatto nella mia vita sono stati in lingua straniera; conoscevo tre lingue e mi hanno fatto doppiare in francese, tedesco e inglese nei film italiani. C’ho messo un anno per approdare a dei dialetti … dialetti, non italiano, per dire com’era chiusa la faccenda. Dieci anni dopo invece no, si era più allargata perché con le telenovelas bastava che respirassi e ti mettevano davanti a un microfono. In più io poi ho dato degli scossoni di un certo tipo perché ho mescolato un po’ le carte, nel doppiaggio ho usato gente che faceva prevalentemente teatro o televisione o cinema eccetera. Voglio dire … siamo attori, ecco che si fanno tante cose! Quindi non vi sconsiglio di fare doppiaggio! Vi dico solo, per cortesia, prima di pensare al doppiaggio pensate all’attore, cioè pensate a studiare recitazione, dizione eccetera, e dopo … volentierissimo, i miei discendenti lo faranno! Ricordo che tanti anni fa una mia amica carissima mi chiese di sostituirla per un paio di lezioni in una scuola che lei aveva, e siccome era un’amica carissima non ho potuto dire di no e sono andato. Così abbiamo cominciato e ho detto “vediamo cos’avete fatto finora!”. Vedevo che questi andavano davanti al leggio, facevano, sentivano, ascoltavano e tac: andavano perfettamente a sincrono … ma erano dei telegrammi, proprio telegrammi! Li ho fatti provare tutti e dopo ho detto “scusate, benissimo ma … le emozioni?”. Mi hanno guardato stupiti: “emozioni?” “Si, emozioni. Nel senso ride, piange, è triste, è allegro, emozioni: la recitazione!” “Ma noi abbiamo studiato la tecnica!” “Come potete pensare di farlo se non mettete in gioco anche le emozioni? Non è possibile!”. Vedevo gli occhi sgranati, per due lezioni abbiamo provato a fare qualcosa di questo genere. Poi quando sono andato via mi volevano trannere ma …

RP: Tornando a Harry Potter, quando ti hanno commissionato l’inizio di una saga del genere –senza andare a finire su Il Signore degli Anelli- così impegnativa e lunga, come hai iniziato? Qual è stato l’approccio rispetto a un film unico?
FV: Devo dirti la verità, adesso devo proprio pescare nella memoria … stiamo parlando di dieci anni fa. Quando me l’hanno proposto non riuscivo nemmeno a ipotizzare una cosa così lunga, anche perché sapevo che gli attori protagonisti erano stati opzionati –si dice così- per i primi quattro film. Quindi non era affatto certo che si sarebbe arrivati alla fine. Anzitutto volevano vedere se il film sarebbe andato bene, e poi vedere anche loro, andando avanti negli anni, cosa succedeva fisicamente, immagino! In qualche modo non avevo questa cosa di “sette film davanti”! Naturalmente c’è stata la faccenda della distribuzione e dovevo cercare i tre protagonisti che dovevano essere giovanissimi -perché loro cominciano il corso di studi a 11 anni e finiscono a 18, sono sette anni di corso- pensare a tutti gli altri personaggi del primo film … Sai, a dire la verità non avevo molto la sensazione di entrare in un mondo particolarissimo perché non avevo mai letto Harry Potter. Ho letto il primo per motivi di lavoro, e tra l’altro il primo soprattutto era un libro per ragazzi; è nel corso del tempo che i libri sono diventati più cupi, più dark, più drammatici, più da adulti. Man mano di ragazzi c’è ben poco perché chiaramente gli undicenni sono cresciuti e quindi cambiano anche le atmosfere, cambiano le tematiche. Devo dire che la Rowling ha fatto un lavoro davvero notevolissimo. Quindi abbiamo fatto i vari provini a proposito dei quali devo dire che per quanto riguarda il mio personaggio, Piton, non avevo assolutamente pensato a me perché di solito quando dirigo un film preferisco evitare di prendere parte anche come attore: diventa doppia responsabilità! Avevo pensato a dei miei colleghi bravissimi. Sono state due signore che all’epoca si occupavano della distribuzione di Harry Potter per la Warner a dirmi “Ma perché non lo provi anche tu?”. E io che dicevo no no no, ho pensato a tizio, facevo loro i nomi. Ma insistevano, insistevano e un giorno mi hanno detto “Ma scusa, tu sei perfetto perché lui (Piton) è ambiguo, viscido, doppio!”. “Ah, grazie mille, sono molto contento!”. Di fronte a questa dichiarazione di come loro mi vedevano ho provato anch’io e in effetti avevano ragione: sono doppio, viscido!

RP: Col tuo personaggio c’è un feeling particolare ormai …
FV: Si …

RP: Come se fosse Francesco Vairano allo specchio?
FV: Oh beh, adesso non esageriamo. Ogni volta per me è una sorpresa perché l’attore, Alan Rickman, ha impostato il personaggio in una maniera che non riesci mai a capire che cos’è! Ha un modo di parlare dove calca le parole in certi punti, poi rapidizza, dà importanza a delle cose, non lascia mai trasparire emozioni e quindi, in questo senso, non è facilissimo da doppiare perché devi avvertire che dentro c’è qualcosa ma lui è praticamente impassibile. Lui ha fatto in modo che tu non capisci mai se è un essere umano o un androide, se è fetido nel peggiore dei modi oppure ha un fondo da qualche parte di dolore che l’ha reso cattivo. Non capisci nemmeno da che parte sta sessualmente parlando, è una creatura asessuata … quindi non è facilissimo da beccare. O meglio, se lo fai nella maniera più tradizionale del mondo, cioè il cattivo per antonomasia, lo hai svilito, gli hai tolto tutto questo alone. Devi riuscire a far capire che c’è una personalità sicuramente malata –oddio, e dovrebbe essere il mio alter ego?!-. Mi ha sorpreso enormemente il fatto che Piton per il pubblico, per quelli che vanno a vedere il film, sia un personaggio importante … ma molto importante! Io non me ne rendevo conto assolutamente –la storia è comunque su Harry Potter, il trio era il fulcro di tutta la faccenda- ma quando sono andato con i ragazzi in giro per l’Italia, quando sono comparso come “Professor Piton” … un boato! Non immaginavo, ma evidentemente è un personaggio che colpisce molto … molto!

RP: E’ stato costruito molto bene già nella saga letteraria. Poi il personaggio è riuscito anche grazie ad Alan Rickman e, non sappiamo all’estero e non vuole essere piaggeria, per quanto ci riguarda insieme all’aspetto anche la voce, le emozioni …
FV: Sono contento che sia venuto fuori questo, non me lo aspettavo assolutamente.

RP: Tra l’altro nell’ultimo episodio sarà uno dei personaggi chiave, siamo tutti in attesa!
FV: Devo dire che anch’io sono in attesa perché attualmente non è arrivato niente, non ho visto nulla, non so quindi dirvi nulla. Probabilmente non potrei nemmeno anticipare cose, ma non ho proprio visto, non c’è ancora. L’unica cosa che so è che noi dovremo andare in sala con il doppiaggio il 6 giugno e il film uscirà il 13 luglio, me l’hanno confermato proprio oggi.

RP: Adesso magari è prematuro perché dovete ancora andare in sala, ma a fine saga cosa ti rimane di tutto il mondo di Harry Potter e di Piton?
FV: Sicuramente un grandissimo ricordo! Ho già detto che assolutamente bisognerà fare una cenona, una maxi cena con tutti quelli che hanno preso parte, perché in effetti siamo cresciuti insieme: io sono invecchiato, loro sono cresciuti. Lungo la strada purtroppo abbiamo perso anche dei compagni di lavoro perché in dieci anni qualcuno è venuto meno, per fortuna pochi … io spero di farcela a finire l’ultimo! E i giovani sono rimasti molto attaccati a me perché abbiamo lavorato con grande simpatia … anche con una certa severità perché quando dei ragazzi di 12-13 anni stanno insieme in sala, se non intervieni con un pizzico di autorità rischi di non fare niente, di provocare solo il caos e basta. Per loro è stato importante perché comunque è stata una scuola, la famosa scuola di recitazione e di doppiaggio; lo facevano già da prima ma facendo dei personaggi di quel livello, di quell’importanza, è chiaro che hanno lavorato e parecchio pure. Sono molto contento di loro … ricordo che all’epoca con i due ragazzi scherzavo sempre dicendo “ma quand’è che fai 18 anni, che ti posso menare?”, perché fino a un attimo prima non si poteva ma dal diciottesimo … e si rideva e si scherzava sull’argomento.

RP: A parte Harry Potter, così torniamo dal particolare al generale, accennavi della fine delle lavorazioni di Kung Fu Panda 2 …
FV: Si, l’ho finito proprio ieri.

RP: … e poi? Dopo Harry Potter cosa prevedi? Altre saghe o miri a obiettivi singoli?
FV: Ho scoperto con un certo stupore che sono “quello delle serie cinematografiche”. Anche altri miei colleghi, per carità, ma a me è capitato di farne più che a loro: Shrek 1,2,3,4, Kung Fu Panda 1,2 e si minaccia 3,4, Sex and the city 1 e 2, Il Signore degli Anelli 1,2,3. Il Signore degli Anelli è un’altra storia: come Harry Potter, nascono già previsti per un tot numero di film. Altri invece sono dei film che hanno successo e allora si fa il 2, il 3, il 4; quando è così devi riuscire comunque a mantenere l’entusiasmo perché la sensazione del già visto, del già fatto, è dietro l’angolo. Devi stare molto attento a non dire “vabbè, lo conosco, vado oltre”. Devi comunque calcolare quel film come la prima volta che tu lo fai altrimenti lo prendi un po’ sottogamba e non puoi proprio permettertelo perché, per esempio, sia in Harry Potter che ne Il Signore degli Anelli appena commetti il più piccolo errore a livello di testo ti saltano addosso gli eserciti dei potteriani e dei tolkeniani: “mi scusi ma lei qui ha detto questa cosa ma in realtà è così” … Allora tu filtri tutto, per carità, e infatti per l’ultimo che ho fatto era arrivato un copione per i provini dove si diceva che lui fosse nato il 13 di un certo mese e in realtà è nato il 30: apriti cielo, è successo di tutto ... di tutto proprio no, ma insomma … molto carinamente ce l’hanno fatto pesare.

RP: Gli organizzatori di RadioPotter sapevano di quest’incontro di oggi e mi hanno chiesto di tutto e di più: “ cerca di sentire la voce di Gollum”, che immagino non ti abbiano mai chiesto prima …
FV: Nooo, mai! Non me l’hanno maaai chiesta!

RP: Però immagino che i nostri utenti, al di là degli organizzatori, si aspettino un saluto dal Professor Piton.
FV: Ahia!

RP: Io esorterei ad andare a pagina 394 ma a questo punto lascio a te …
FV: [ride] … dunque … è vero, mi hanno chiesto per un numero sconsiderato di volte di fare sia la voce di Piton che la voce di Gollum, che poi è completamente diversa, è tutta un’altra storia. Io ogni volta sono sorpresissimo … Gollum volevano addirittura farmelo incidere sulle segreterie telefoniche: ho detto “ma siete matti, non se ne parla proprio”, però a gentile richiesta ogni tanto l’ho fatto. Credevo che ormai il tempo fosse passato, fosse finita lì la storia, mentre tuttora mi chiedono ancora … Una delle frasi più celebri di Piton è “Andiamo a pagina trecentonovantaquattro”.

RP: … da brivido!
FV: [ride]

RP: Anche se devo dire che quando ci siamo sentiti per telefono sono rimasto abbastanza impressionato …
FV: Perché?

[b]RP: Perché in effetti sei già molto simile a Piton, ovviamente lavori molto di più per arrivare a Smeagol e Gollum che per arrivare a Piton.[b]
FV: Dunque … per Piton si è trattato soprattutto in passato di tenere la voce un po’ più fonda della mia naturale però diciamo che la mia voce si sposa perfettamente con la sua faccia quindi siamo salvi. Per quanto riguarda Gollum, è stata una costruzione anche lì c’è un retroscena devo dire piuttosto curioso ma probabilmente vi annoia sentirlo.

RP: no no, assolutamente …
FV: Dunque … quando mi hanno proposto di fare Il Signore degli Anelli, confesso, non l’avevo mai letto. Mi hanno contattato molti mesi prima e allora ho cominciato a leggere il libro; arrivato a pagina 160-180 stavamo ancora alla descrizione delle erbette che circondavano le case: “non è possibile”, e ho chiuso. Poi l’ho dovuto riaprire per motivi di lavoro. Questa è stata la premessa. Dopo di che arriva il film e bisognava fare tutti i provini; nel primo film Gollum aveva cinque o sei battute in fondo in campo lungo e non lo vedevi nemmeno -non so se ve lo ricordate- e siccome urla come un pazzo ho detto “Sai che facciamo? Non si vede, urla in campo lungo … lo faccio io!”, altrimenti se chiamo un attore, gli dico di venire, deve gridare per cinque o sei righe e poi dice “io non posso, ho il turno dopo, perdo la voce eccetera” … E così ho fatto. Quando siamo arrivati al due Peter Jackson mi ha chiesto i provini dei nuovi personaggi e naturalmente anche di Gollum; c’era scritto “tenete presente che questo personaggio era già nel numero uno, quindi se possibile usare la stessa voce”: eccomi qui! Faccio il provino e lo mandiamo a Peter Jackson, che mi chiede i provini degli altri personaggi nuovi. Con Peter Jakson non ci siamo mai parlati personalmente ma grandi scambi di email con lui e la sua equipe … Ero riuscito a ottenere che invece di mandare per certi personaggi tre-tre-tre-tre (provini) potevo mandarne anche uno se ritenevo che fosse il personaggio giusto, e quindi per alcuni personaggi ho mandato quelli che ritenevo opportuni: per Gollum ho mandato me. Passa un po’ di tempo e arrivano le risposte: tutti approvati tranne me. Panico ... devo dire che un po’ ci sono rimasto male, la motivazione era che lui (Jackson) aveva paura che, avendo io una voce abbastanza fonda, non mi riuscisse di andare in alto per Smeagol. Va bene, panico! Avevamo già quasi fatto un trailer con la mia voce, a questo punto blocchiamo le cose e incomincio a pensare … bisogna fare altri provini. Quindi chi? Chi? Chi? Chiamo un attore molto bravo, giovane, abituato anch’egli a trasformazioni vocali, e lo faccio venire per fare il provino e contemporaneamente il trailer. Difficoltà per lui -bravissimo eh, bravissimo attore- ma arrivato a un certo punto si impiccava a fare Gollum, non ce la faceva, io lo pregavo in ginocchio –“andiamo avanti, andiamo avanti”-. Insomma … finiamo questo provino, facciamo il trailer con la sua voce e mandiamo il tutto a Jackson. Siccome io avevo fatto l’impossibile per sapere se la voce di Gollum fosse naturale così o fosse trattata in qualche modo in sala di mix con un po’ di computer. Loro mi giuravano su tutti i sacri penati australiani che fosse assolutamente naturale noi vedevamo benissimo come non lo fosse, ma loro continuavano a dire di si; mi chiamano dicendomi “Abbiamo pensato di fare una cosa: prendiamo la voce di questo attore, gli facciamo un 2 % di trattamento e lo spediamo, così ci sono meno problemi”. A quel punto ho detto “Facciamo una cosa: rimandiamo anche il mio trattato nello stesso modo, così faccio vedere che ho fatto almeno due provini!”. E così son partiti di nuovo due provini … nessuna risposta, nessuna risposta … io comincio il doppiaggio e continuavo a dire “Guardate che se non ci dite chi è Gollum qui il film non esce!”; tra l’altro era un personaggio grossissimo e bisognava lavorarci sopra. Niente, niente, niente … a un certo momento arrivano dall’australia due dell’equipe che erano in vacanza: chiedo notizie ma non sapevano niente, chiedo loro “Ma ditemi la verità: è trattato o no? (Gollum)” “Nooo noo noo!”. Insomma … sono passati circa 20 o 25 giorni, non me lo ricordo neanche più, e io ero terrorizzato perché pensavo si bloccasse tutto. Finalmente è arrivata la risposta: ero io! E così alla fine ho fatto questo personaggio. Devo dire che la differenza tra me e l’attore che avevo chiamato –che, sottolineo, era bravissimo- è che io ero più grande e lui era decisamente più giovane, e quindi lui forse con una certa difficoltà poteva arrivarci vocalmente … però mentalmente è un ruolo di quelli che presuppone una maturità, devi pensare che è un individuo normale il cui contatto con l’anello l’ha portato a diventare quello che poi abbiamo visto, e che conserva questa dualità –appunto, c’è la famosa scena in cui parla con sé stesso: Smeagol diventato Gollum!-. E queste sono cose che non fai se non hai un vissuto di un certo tipo, indipendentemente dalla bravura. Non ci arrivi, ci arrivi tecnicamente ma svuotato di emozioni. Per cui quell’altro attore si è evitato dei turni dove (si strozzava) e di perdere la voce, io facevo un turno al giorno di Gollum, non era possibile farne di più. Anche lì, devo dire la verità, quando il secondo film è uscito -quindi quando Gollum è esploso, Gollum è la vera rivelazione del secondo film- ed è successo quello che è successo, voi giovani avete cominciato a chiamarvi tesssssoro fra voi ed è diventata una cosa generale, per cui mi hanno imitato da Fiorello a Bonolis, io sono rimasto assolutamente felicissimo -per carità!- ma sbalordito perché mai nella vita avrei immaginato una cosa del genere. Appena è uscito il film, la prima sera, sono arrivate le telefonate dei miei colleghi ... ma che tutta Italia arrivasse al punto della Gollum-mania non l’avrei mai, mai immaginato ... mai!

RP: … e pensare che eri stato scartato!
FV: Ero stato scartato, si, ero stato scartato! Non ho fatto trucchetti o sgambetti per riaverlo. Soltanto non riuscivo a capire … per me è molto più importante il risultato del mio lavoro anche a scapito del mio essere attore, perché se andiamo a vedere i film che ho fatto sono veramente poche le volte che ho doppiato (personaggi principali) … si, il cameriere di passaggio –“Prego, il pranzo è servito!”- … come Hitchcock, c’è sempre la comparsa … però di personaggi veri e propri ne ho fatti ben pochi. Ultimamente ne ho fatto uno grosso con grande paura, ho doppiato Geoffrey Rush ne Il discorso del Re, ma anche lì è stato per disperazione perché non trovavo l’attore giusto. Però, come dicevo, per Piton sono state le signore di cui sopra –“doppio, viscido eccetera”-, per Gollum nel primo avevo gridato –“vabbè, urlo un altro po’ qui!”- ma di solito cerco di evitare perché non c’è niente di più patetico di un direttore che voglia a tutti i costi ritagliarsi comunque un ruolo all’interno del proprio lavoro. Se trovo un attore giusto per quel ruolo, lo preferisco di gran lunga … cioè l’attore, tra le tre funzioni (direttore del doppiaggio, dialoghista, attore-doppiatore) è quello proprio in disparte, non ho questo tipo di voglia di apparire a tutti i costi, preferisco essere ricordato come direttore e come dialoghista, l’attore l’ho messo un po’ da parte da tanti anni. Poi certo, ci sono delle occasioni in cui mi capita di fare delle cose che poi, guarda caso, son quelle che rimangono nell’immaginario …

RP: Due dei personaggi più fortunati e anche più riusciti sono nati praticamente per caso …
FV: Si, sono nati assolutamente per caso perché –ripeto- nei provini per Piton non avevo proprio previsto me, avevo previsto altre persone … fior di attori! Però evidentemente io sono riuscito a cogliere quella differenza che lo staccava dall’essere il cliché del cattivo: Piton non appartiene a nessun cliché e avevo spiegato tutto questo agli altri attori, ma evidentemente c’è un’ambiguità che io riesco a rappresentare bene e quindi poi torna. Infatti per la sorpresa di alcuni, ultimamente, ne Il discorso del Re mi son sentito dire “Ma sai che in certi momenti sembravi anche buono?”, perché sono tutti abituati a quelle volte che faccio altre cose … Poi mi diverto, faccio -se avete visto Shrek 4- Tremotino, quel nanetto malefico. Anche lì per esempio non ero stato io a pensare a me, avevo pensato ad altri attori. Poi dall’America a un certo momento mi hanno detto “Ma perché non provi a farlo tu?” “Ma si era detto una voce giovane” “Si, prova lo stesso!”. Ho provato e alla fine hanno scelto me. Per Tremotino occorreva non soltanto creare una vocalità, parlava a raffica, a mitraglia, io non ero neanche sicuro che la dentiera avrebbe retto! Cambiava intonazione ogni due parole, è stato difficile scriverlo come dialogo per i ritmi, non facilissimo … però molto divertente! È chiaro che mi diverto però preferisco sentirmi dire “Che bel doppiaggio!”, quando lo è, a scapito dell’attore, non è quello che mi spinge a fare. Poi se le persone, quando faccio delle cose come attore, improvvisamente si accorgono di nuovo che so recitare sono contentissimo ma è una figura che ho messo da parte. È sicuramente –tu mi chiedevi le priorità nei ruoli – la terza, in assoluto. Tant’è vero che, appunto, ne Il discorso del Re sono stati i miei collaboratori a insistere fino alla morte perché io provassi a farlo ma io avevo provato con altri attori. Li guardavo e dicevo “Voi siete matti, non è possibile!”. Questo è un attore, Geoffrey Rush, di una bravura strepitosa! Diciamo che sono stato fortunato a incontrare attori di un certo livello … evidentemente un po’ di talento ce lo devo avere anch’io eh, adesso diciamo le cose come stanno! Un tantinello di talento da qualche parte lo devo avere perché altrimenti … sai, non c’è niente di peggio che tentare di fare delle cose e vederti povero, miserello, non riuscire … te ne accorgi subito quando non funziona. Io sono molto contento del pubblico di oggi, soprattutto di voi giovani -adesso sembra una sviolinata a mia volta nei vostri confronti- però mi piace molto l’attenzione che voi ponete sul nostro lavoro e mi sono accorto che mentre qualche anno fa la gente non riusciva a cogliere le differenze, in qualche modo accettava tutto, oggi voi siete più critici: se una voce non vi piace su quella faccia lo dite, sapete accorgervi della differenza e questo mi riempie di gioia perché tutto il mio lavoro l’ho basato su questo, sono stato anche per qualche anno molto impopolare nel mio ambiente perché non accettavo una distribuzione a scatola chiusa. Secondo me a volte per doppiare lo stesso attore è necessario ricorrere a due attori diversi … perché magari in due film fa due personaggi completamente diversi e l’altro attore (quello che doppia abitualmente) non ha questa capacità. Naturalmente questo non è che mi mettesse nella hit-parade dei più simpatici! Io ho doppiato -credo voi non foste neanche nati- William Hurt nel film Il bacio della donna ragno, un film dell’ ‘82 mi pare, e lui vinse l’Oscar per questo film. Film stupendo, personaggio bellissimo … non ho mai più doppiato William Hurt e non è che mi sia sentito offeso o sminuito. All’epoca facevo solo l’attore, non mi sono sentito affatto sminuito perché era un personaggio bellissimo, poi ha fatto altri personaggi, i direttori hanno visto altri attori e va benissimo così. Oggi grazie a Dio -credo anche un po’ per ‘colpa’ mia- si è sdoganata questa faccenda e non è detto che tu abbia sempre la stessa voce sullo stesso attore … ma non è cattiveria, se è possibile è ovvio che rimanga, è normale che rimanga! Ma laddove non sia possibile, diventa un supplizio per te, per l’attore, per il film, per tutto … No! Poi è chiaro che ormai come direttori ne siamo tanti, ognuno ha le sue idee -non sempre brillantissime, ma insomma ce le ha- per cui io magari vedo quell’attore su quel volto e un altro direttore ne vede un altro, e questo con tutto il rispetto del mondo. Sono pochissime le persone che io non toccherei proprio, per gli altri -con tutto il rispetto- … Gi attori hanno capito da anni ormai che non è una cosa che io facevo per cattiveria o per il gusto di sembrare o apparire diverso, ma perché veramente io tenevo al nostro lavoro! Quando hanno capito questo, quando hanno cominciato a conoscermi meglio, quando hanno visto che non c’era nessuna cattiveria ma soltanto un po’ di pudore nell’usare la parola ‘amore’ per quel che facevo, si sono ricreduti e oggi sono circondato da maggiore affetto.

RP: E poi è una garanzia per loro stessi, per loro per primi!
FV: Esatto, sanno che se vengono in sala a fare un film con me è perché io li ho voluti, non me li ha imposti nessuno … quindi sanno di essere protetti, tutelati. A volte cercano di importi delle cose … io non ho mai accettato imposizioni e quando le imposizioni erano terribili ho rinunciato al film perché continuavo a dire “Ma se non credo negli attori con cui lavoro, cosa gli dico? Cosa posso mai pretendere? Se penso quell’attore o quell’attrice non siano giusti mi trovo in difficoltà perché poi cosa chiedo?”. Ho compiuto anche dei miracoli perché ho lavorato con persone, i famosi talent che magari sono cantanti, presentatori, arrivano da un’altra ala del mondo dello spettacolo … e lì devi stare proprio accanto a loro ma è un discorso diverso: stiamo parlando di un fenomeno relativo soprattutto ai cartoni animati … per cui ho lavorato con Renato Zero, ho lavorato con Fabio Volo, ho lavorato con Gaspare e Zuzzurro, ho lavorato con Giancarlo Magalli, Raoul Bova … ma è un’altra storia! Quando fai il doppiaggio con un film in live action con gli attori in carne e ossa non puoi (sbagliare). A me capitano film di un certo peso … per anni ho invocato film d’azione dove “Corri, scappa, proteggiti!”: non me li hanno dati mai, mai, mai, mai, mai! A me danno o film di recitazione e quindi di dialogo oppure film di recitazione ma brillanti, per cui il copione dev’essere brillante, pieno di battute. Quindi non me lo posso proprio permettere di sbagliare. O almeno ... magari sbaglio ma sbaglio perché ci credo, non posso sbagliare perché non ci credo! Ripeto, preferisco rinunciare. È già successo!

RP: Dopo questa bellissima chiacchierata più che con il Professor Piton, come molti si aspettavano, con Francesco Vairano …
FV: Ahi ahi ahi! Ho deluso allora?! Volevate che vi parlassi con la voce di Piton?! [e diventa subito mellifluo]

RP: Sarebbe stato troppo scontato a proposito di quello che dicevamo poco fa!
FV: No eh?! Ma insomma … poi mi farete sapere com’è andata! Facciamo così, vi saluto … [ride e si trasforma letteralmente in Gollum, con l’immancabile sigaretta nella mano destra e con una concentrazione improvvisa e spiazzante] … “Un sssaluto a tutti voi, non dimenticate il mio tesssssoro!”

RP: Da brivido! Dev’essere stata una tortura registrare ogni giorno un turno di Gollum?!
FV: Beh sai, devo dire che all’epoca –ricordo- stavo in sala e c’erano dietro di me il mio fonico e la mia assistente che facevano una prima scrematura delle cose che non andavano, perché magari ero scivolato qua e là. Ho sempre avuto il vago sospetto, soprattutto agli inizi, che loro si vendicassero e mi facessero ripetere le cose nella folle speranza che io perdessi la voce … così magari il turno dopo stavo zitto. Io non solo non perdevo la voce ma fumavo fra un’incisione e l’altra! La parola ‘tesssssoro’ –e poi immagino che vi sarete stufati– o meglio il modo di dire la parola ‘tesssssoro’ nasce dal fatto che Tolkien aveva spiegato che Gollum parlasse con le s sibilate. In inglese l’equivalente del mio tesoro è my preciousssss, e quindi per lui era facile perché preciousssss aveva questa s sibilata in fondo. Ignaro di provocare delle reazioni che non avete idea, ho detto “Scusate ma io? Tesoros? Che ci faccios? Non possos! Non possiamo fare una cosa con la z verso il fondo?”: apriti cielo! È successo di tutto perché nel libro c’era tesoro e tesoro doveva restare. Questa ‘s’ allora va calcata al centro? Che fare? Poi, siccome a Roma c’è tesóro, la paura era che non fosse il tesóro romano, quindi non restava che spingere di più e vedere che succedeva … e così in un trailer ho fatto ‘tessssoro’: eccola là! È nata questa cosa che, ripeto, con sorpresa ho scoperto che Bonolis, Fiorello -con cui siamo pure amici- hanno imitato. Voi giovani per un anno almeno, mi risulta! E quando ancora vado in certi posti e mi presentano –“Francesco Vairano”- mi dicono “Ahhh è lei! Ci faccia per favore (la voce di Gollum)!” … quindi a scelta ho due cose da fare (Piton e Gollum). Mi hanno anche proposto di mettere su un’attività dove incidere e vendere …

RP: Le suonerie che si sentono adesso: dopo il gattino Virgola …
FV: No, no! Adesso vediamo cosa accadrà in futuro, non so proprio perché sono gli attori che mi stanno venendo a dire che ... ma no, non parliamo per scaramanzia!

RP: Staremo a vedere e a sentire!
FV: Sto pensando di ritirarmi ma siccome lo dico ogni 2 anni non mi crede mai nessuno.

RP: Beh, adesso aspettiamo …
FV: Beh no, Harry Potter lo finisco quello è garantito … se non mi cade una tegola sulla testa!

RP: E non solo Harry Potter, c’è tempo per ritirarsi!
FV: Vediamo, vediamo!

RP: Grazie mille per questa chiacchierata, è stato un piacerissimo!
FV: Figuratevi, volentieri.

L’incontro si chiude con quattro chiacchiere informali e con gli autografi di rito che gli chiediamo. Non possiamo che ringraziarlo ancora per la cordialità, la gentilezza e la disponibilità nei nostri confronti, ringraziarlo per le emozioni che ci ha regalato e continua a regalarci ogni volta che vediamo i film di Harry Potter (e non solo!), ringraziarlo per averci concesso del tempo ed aver aperto a noi di RadioPotter le porte di casa nonostante la sua proverbiale riservatezza.