Ennio Coltorti - Rufus Scrimgeour

Cinema, teatro, doppiaggio, televisione. Come ha iniziato?
Ero timido, come molti attori, e non dicevo a nessuno del mio sogno di recitare. Ho cercato lavoro come tecnico in teatro pur di stare vicino a quel mondo che amavo. Un giorno sono venuti, nel teatro dove lavoravo, gli attori dell’Accademia Nazionale D’Arte Drammatica Silvio D’Amico a fare un saggio. Ho chiesto come si entrava in Accademia. Mi hanno detto che bisognava fare un esame. L’ho fatto. Mi hanno preso. Appena uscito sono stato scritturato per un film (si facevano molti film italiani a quel tempo) e subito dopo in teatro. Lì ho conosciuto Gino La Monica che mi ha parlato del doppiaggio e mi ha spinto a tentare; ho cominciato a fare provini… etc. etc.

C'è qualche attore o personaggio a cui è particolarmente affezionato nella sua attività di doppiatore?
È difficile scegliere… ne ho doppiati così tanti… vediamo… attori… sì: Marlon Brando. Personaggi… più difficile… diciamo… Frank Black nella serie “Millennium”; Arvin Sloane nella serie Alias ; in cinema il protagonista di “Smoke” interpretato Da Harvey Keitel; l’Agente Smith in Matrix... Vatel (Depardieu)… Insomma tanti.

Il doppiaggio italiano ha una storia e una tradizione particolarmente solida. Ritiene ci siano buone speranze e voci promettenti anche per il futuro, considerando il sempre maggiore coinvolgimento dei doppiatori di piccola età?
Attori bravi e talentuosi se ne trovano e se ne troveranno sempre ma, purtroppo, e me ne dispiace, non posso essere ottimista: la voce promettente ha bisogno di educazione tecnica e approfondimento interpretativo ma ormai si corre troppo e anche chi sarebbe in grado di insegnare (e sono sempre meno) non ne ha il tempo. Comunque il mondo va avanti e si trasforma... staremo a vedere.

Parliamo ancora di doppiaggio. Una voce prestata, ma non solo. Quanto è importante essere attori per doppiare?
Moltissimo. Previlegiare la tecnica “doppiaggese” a scapito dell’utilizzazione della verità interiore e dell’energia emozionale rischia di far diventare il doppiaggio solo una faccenda di “voce doppiata”

Nella saga di Harry Potter la Sua voce non è stata ricorrente, anzi è stata affidata a un personaggio apparentemente marginale (il Ministro della Magia Rufus Scrimgeour, magistralmente interpretato da Bill Nighy) che, però, apre il primo episodio del settimo capitolo di Harry Potter. Due occhi e una voce per iniziare un film tanto atteso: qual è stata la difficoltà maggiore?
Il famoso detto: “non ci sono piccole parti ma solo piccoli attori” forse è stata forgiato da qualcuno che disponendo abitualmente di grandi parti voleva consolare coloro che ne avevano solo piccole. Oppure da chi, costretto in piccole parti, rivendicava in questo modo il proprio valore. È indubbio però che riuscire a dare emozioni con una piccola parte è effettivamente più difficile che farlo con parti protagoniste servite dall’intreccio. Nighy è un attore importante che, con poco spazio a sua disposizione, riesce a catturare l’attenzione dello spettatore immediatamente. È evidente che già nella scrittura della sceneggiatura si è tenuta presente la necessità di descrivere un personaggio di grande carisma (e ambiguità). La difficoltà maggiore per me è stata quella di non essere inferiore, pur avendo poche battute, né all’attore né al personaggio.

C'è qualche altro personaggio della stessa saga che l'ha colpita in modo particolare o, addirittura, che Le sarebbe piaciuto doppiare oltre a Scrimgeour?
La saga è realizzata talmente bene che molti sono i personaggi che mi hanno colpito. In quanto al desiderio di doppiarne qualcuno: no, non penso mai a questo. Quando guardo un film (soprattutto se mi piace) sono uno spettatore qualunque.

Cosa ne pensa della saga, in generale? Ha preferito i libri o i film?
Ambedue. Ed è raro: normalmente o è migliore l’uno oppure l’altro poiché, ovviamente, sono cose diverse.

Indipendentemente da Harry Potter, c'è qualche attore o personaggio che Le piacerebbe doppiare in futuro? Quando potremo riascoltare la Sua voce al cinema?
Mi piace doppiare attori bravi. E ce ne sono tanti. Ma non faccio più molto doppiaggio. Un po’ perché giustamente i protagonisti in massima parte sono giovani, un po’ perché faccio teatro, e insegno, e gestisco un teatro. E un po’ perché vado spesso a Berlino dove ho una casa. E dove la cultura non è ridotta a hobby.

Vuol dire qualcosa a chi La segue e ai nostri utenti, tutti validissimi apprendisti di magia e stregoneria? E agli aspiranti doppiatori?
Agli apprendisti maghi: La magia è come la vita: non può fare a meno del cuore. Agli aspiranti doppiatori: Siate tecnicamente perfetti; così potrete far parlare il vostro cuore.

Grazie infinite e ... La aspettiamo su RadioPotter!